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Biennale Manduria: Paolo Di Marco

Il primo contatto con l'artista friulano Di Marco, che chiude questo breve escursus sulla Biennale manduriana, è avvenuto alla serata conclusiva dell'evento culturale.

Artista senza alcun dubbio pieno di vitalità, creatività e curiosità nello sperimentare, Paolo Di Marco è stato per me una vera sorpresa.

Molto intetessanti le sperimentazioni fotografiche nonché quelle "meccaniche". Quello che però, data la mia natura digitale, mi ha veramente coinvolto e stimolato sono stati i ritratti digitali ove lo sfondo veniva creato con un particolare procedimento. In sintesi i visitatori con un martello colpivano lo schermo di un vecchio televisore.

Dopodichè l'artista con una sua particolare tecnica recuperava il risultato per inserirlo nei ritratti digitali. Nell'immagine sottostante un esempio di questa tecnica.
Di seguito la critica a cura di Giuseppina Mastrovito (Operatore Beni Culturali - Indirizzo Informatico).

Alla Biennale di Manduria Paolo Di Marco è sicuramente tra le figure artistiche più eclettiche, versatili e poliedriche.
Incline alla comunicazione nelle sue forme più svariate, l' artista ha l' eccezionale capacità di catalizzare il visitatore e di coinvolgerlo in un dialogo diretto e immediato invitandolo ad interagire con le proprie opere: sculture meccaniche realizzate con materiale di recupero che si animano, se interrogate.
Sperimentatore da sempre, la sua ricerca, come ci racconta lo stesso artista, si direziona nella Luce, nel Suono, nel Colore, nel Movimento, e nella Casualità.
Dotato di forte personalità creativa le sue opere, di vario formato e diverso supporto, avvolgono totalmente lo spettatore di energia emozionale. Il trasporto nel mondo fantastico dell' artista diventa esperienza unica e immersiva.
La loquacità espressiva dell' artista, l' interesse profondo per la sperimentazione e la ricerca in generale, per la cinetica e il multimediale in particolare, lo inducono ad "esplorare il rapporto tra tecnologia, scarti industriali e i moderni mezzi di comunicazione".
Sui moderni mezzi di comunicazione di massa in particolare che Di Marco si sofferma. Si interroga in merito al ruolo che questi rivestono nella società e al condizionamento culturale che esercitano sulle idee e sulla consapevolezza collettiva.
Le opere digitali in esposizione pongono sicuramente un interrogativo; interrogativo questo che non può restare del singolo ma che deve invece diventare dell'intera collettività.

Giuseppina Mastrovito

Da sinistra: Paul David Redfern, Paolo Di Marco