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Tempera, aceto e acrilici macerati: Luigi Ferrario

Quando si menziona la parola "ritratto" tendenzialmente si pensa ad un ritratto di una persona fisica.
Nell'intricato mondo pittorico la stessa parola assume, a mio parere, un significato più complesso: Il ritratto in pittura è la rappresentazione visiva di una persona reale, o di un gruppo di persone, basata sulle sue fattezze fisiche, con l'intento di testimoniarne l'identità, il carattere, lo status sociale o psicologico.
Ed è su questi aspetti fondamentali che si basa il concetto "c'è ritratto e ritratto" osservando i dipinti sul tema ritrattistico.
Ci sono, infatti, artisti che superano la semplice esecuzione formale per approfondire quello che ogni artista dovrebbe fare, ossia, la ricerca dell'"anima" ovvero l'"essenza" della persona da ritrarre.
Quindi a prescindere dalla tecnica è il risultato finale che fa la differenza e che distingue "l'artista" dal semplice esecutore di ritratti.
Luigi Ferrario è tra quelli che la differenza la fanno e senza alcun dubbio. Nato a Inveruno, in provincia di Milano, Ferrario è un pittore che si distingue per la fusione tra immaginazione, memoria storica, assieme ad un'accurata ricerca estetica.
Le sue figure dall'aspetto "effimero" emergono da atmosfere, dal vago aspetto cinquecentesco, per aporodare nell'attuale mondo tecnologico colmo di immagini digitali perfette sotto ogni aspetto ma senza "anima".
Immagini interessanti non soltanto per quanto riguarda la composizione ma anche per la particolare tecnica usata: tempera all'aceto e acrilici macerati.

La tempera all'aceto è una variante storica delle tecniche pittoriche a emulsione (spesso legata alla tempera all'uovo), in cui l'aceto di vino bianco viene impiegato non solo come conservante antibatterico e antifungino per l'emulsione, ma storicamente anche come componente del liquido legante o per regolare la fluidità e l'asciugatura del colore

Per "acrilici macerati", invece, si intende quel procedimento che lascia riposare i colori acrilici dopo averli diluiti e mescolati a lungo con un medium fluidificante come ad edempio la colla vinilica.
In alcune opere si possono intravedere l'influenza di Leonardo da Vinci. Questa è evidente anche nelle immagini qui postate.
A partire dal 2001, infatti, Ferrario affianca alla pittura l'attività di studioso vinciano applicando regole geometriche e matematiche ai dipinti di Leonardo da Vinci per decodificarne le proporzioni. Questa ricerca è confluita anche nel suo libro “Nulla è la Luna”.
Trovo, inoltre, molto interessante il fatto che nei suoi più recenti ritratti Ferario ci conduce in atmosfere meno "effimere", più "marcate" e "colorate" seppur la tecnica esecutiva resta invariata: tempera all'aceto e acrilici macerati.
L'abilità di un artista, quindi, sta proprio nel cogliere armosfere diverse pur mantenendo invariata la tecnica. Tecnica che lo contradistingue dalla "massa" e che lo rende unico nel variegato mondo dell'arte contemporanea.

Cav. Paul David Redfern

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